Riforma costituzionale e risvolti in materia di turismo

Intervista a Giancarlo Piccirillo ( ex Direttore di Puglia Promozione)


Qual è stata la sua esperienza in Regione Puglia con Puglia Promozione ?

C14717063_10211177067892590_8667372987732483256_nreare Puglia Promozione, la prima Agenzia Regionale del Turismo della Puglia, è stata una avvincente esperienza professionale, ma anche la straordinaria storia di un territorio. Ho imparato che è possibile (anche in Italia, anche al Sud) realizzare una strategia di sviluppo territoriale efficacemente operativa, alimentata da una visione lunga ed alta. Il tutto dentro “la pubblica amministrazione”, che significa dentro le regole, la legalità e la trasparenza. Con una potente squadra di professionisti, delegati da decisori politici illuminati, abbiamo investito e lavorato per la creazione di un immaginario sulla destinazione (con politiche culturali tra le più attive d’Europa) per poi mettere il turbo, con una strategia di marketing turistico tanto semplice quanto rigorosa ed efficace (visti i risultati).


 

Attualmente continua ad occuparsi di destination management? In quale progetto è impegnato?
La crescita dei flussi turistici sta costringendo molti territori italiani ad approcciare per la prima volta la sfida della organizzazione delle destinazioni e del coordinamento dei diversi attori. Si tratta di una necessità, che non può che essere soddisfatta se non dotandosi di cabine di regie pubbliche. La difficoltà è trasformare progetti e azioni in atti amministrativi.
Il mio lavoro è perciò orientato a supportare le destinazioni turistiche nella pianificazione e sviluppo di brand e prodotti, ma anche nelle procedure amministrative, nella organizzazione e nella contabilità pubblica, nonché nell’utilizzo di fondi europei per lo sviluppo della cultura e del turismo. Sono mesi di grande fermento, con l’avvio dei nuovi programmi 14/20 e la chiusura di un periodo di progettazione e scrittura di misure, bandi e progetti.


Quando assunse il suo incarico per Puglia Promozione quale era la mission dell’agenzia, ritiene di aver raggiunto i risultati prospettati? C’è un progetto di cui è particolarmente soddisfatto?
Beh, intanto quando assunsi l’incarico, l’Agenzia non esisteva. C’erano cinque Enti di promozione provinciale (le APT) e mancava una cabina di regia unica in grado di lavorare sul brand Puglia e sui mercati internazionali, raccordando il sistema turistico regionale sotto un unico ombrello. Si è trattato di una operazione molto complessa anzitutto sotto il profilo amministrativo e organizzativo, riuscita in tempi record.
La mission del nuovo Ente era invece molto semplice: finalmente occuparci della domanda.
E questo è stato: nessuno può affermare che la Puglia sia passata inosservata nei mercati domestici ed internazionali sui quali abbiamo lavorato.
Da questo punto di vista, ritengo che il mandato di creare e consegnare alla Puglia uno strumento altamente tecnico per il marketing, un piccolo gioiellino di efficienza pubblica, sia un risultato raggiunto. Così come ritengo che negli ultimi cinque anni il mandato di “internazionalizzare” il turismo pugliese sia pure un risultato raggiunto.
Ovviamente si tratta di processi solo avviati, che vanno alimentati con costanza e professionalità, che non possono proseguire per inerzia.


Qual è il ruolo attuale delle agenzie regionali per il turismo in Italia?
Il ruolo sulla carta è sempre lo stesso: organizzare le destinazioni, coordinare gli attori, promuovere e sviluppare brand e prodotti.
Purtroppo sempre più spesso si trasformano il distributori di fondi a pioggia, in organizzatori di sagre e mercatini, in fabbricatori di provincialismo.
L’assenza di una regia nazionale da parte della nostra agenzia per il turismo si sente sempre più forte, anche se ormai siamo tutti un po’ disillusi ed assuefatti nel farne a meno.


Pensa che questo ruolo possa mutare a seguito della vittoria del Sì al referendum costituzionale del 4 Dicembre? Se sì, in che modo?
La vittoria del SI, in punta di diritto, non inciderebbe in alcun modo sul ruolo delle agenzie: occorrerebbe attendere che lo Stato eserciti il “nuovo” potere legislativo esclusivo in materia di turismo, per capire effettivamente cosa accadrà alle governance regionali, soprattutto in tema di organizzazione della promozione turistica.
Ciò che personalmente mi auguro è che il marketing turistico italiano acquisisca prima di tutto efficienza e che l’ENIT venga gestito in modo finalmente competente e, perché no, anche trasparente. Questo, che vinca il SI o vinca il NO, resta una necessità.
Sotto il profilo più tecnico della promozione, l’auspicio è che comunque, in caso di vittoria del SI, si capisca che i territori italiani hanno necessità di continuare competere nei mercati domestici (che ormai hanno la dimensione europea e non solo italiana). Se ciò non fosse consentito sarebbe un grave danno per le “nuove destinazioni” e per i territori più dinamici come la Puglia.
Da questo punto di vista, il Si o il NO avrà scarsa incidenza. Sarà molto più rilevante il buon senso di chi dovrà prendere le decisioni.


Cosa comporterebbe l’accentramento della governance turistica su scala nazionale, quali potrebbero essere gli effetti immediati?
L’uniformità legislativa nazionale è un contenuto estremamente positivo della riforma.
La vittoria del SI non potrà tuttavia cancellare la necessaria dimensione territoriale delle politiche turistiche. Il turismo è un fenomeno globale e deve essere affrontato dal livello nazionale, non vi è dubbio. Tuttavia lo sviluppo e la organizzazione dei prodotti non può che avvenire a livello territoriale. E difatti la riforma, riportando allo Stato la competenza ad emanare disposizioni generali e comuni sul turismo, lascia immutati i compiti delle Regioni in merito alla valorizzazione ed alla organizzazione regionale del turismo.


In caso di vittoria del NO crede che il ruolo delle agenzie regionali per il turismo debba restare invariato o vi sono aspetti dell’attuale assetto che modificherebbe?
Restando al tema della promozione, imporrei comunque il coordinamento nazionale sulle strategie per i mercati extraeuropei e su alcuni altri temi (digitale, marca Italia, portafoglio dei brand, prodotti nazionali). Ripeto, a patto di avere una Agenzia nazionale che funzioni. E purtroppo questa non è una opzione sottoponibile a referendum.

@Antonella Biscotti

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