La legge sui Piccoli Comuni: il parere di Saverio Lamariucciola, gia` sindaco di Pietramontecorvino



Recentemente la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge sullo sviluppo dei piccoli Comuni. Un provvedimento che può valorizzare i tanti e piccoli borghi (il 72% dei comuni in Italia registrano una popolazione pari o inferiore a 5 mila residenti) con le loro bellezze, identità e culture enogastronomiche. Abbiamo chiesto un parere su questo provvedimento a Saverio Lamariucciola, già sindaco di Pietramontecorvino (FG) ed ex membro del direttivo nazionale dell’Associazione I Borghi Più Belli d’Italia. Nel periodo in cui è stato amministratore pubblico Lamariucciola ha promosso la legge regionale n.44 del 2013 per il recupero, la tutela e la valorizzazione dei Comuni che hanno avuto il
riconoscimento de I Borghi più Belli d’Italia, Sito Unesco, Città Slow, Bandiera Arancione e Borghi Autentici.


1. Dott. Lamariucciola la Camera ha approvato quasi all’unanimità la legge sui piccoli Comuni. Soddisfatto dei risultati?
Potrei rispondere semplicemente che questa legge che, peraltro, più di una volta ha avuto la approvazione della Camera e si è bloccata, quasi sempre per fine legislatura, al Senato, è solo “fumo negli occhi” per i piccoli Comuni, perché di fatto, si caratterizza più come una legge di principi, rinviando ad altri momenti e ad altri soggetti le decisioni che consentirebbero o meno di superare quelle criticità proprie dei piccoli centri (es. chiusura uffici postali, presidi sanitari, scuole, ecc.).
Credo che, più che un’iniziatiintervista-lamariucciola-1va a sostegno dei piccoli Comuni, che sono nella stragrande maggioranza dei casi afflitti da spopolamento, carenza di servizi, scuole, strutture sanitarie, ma nel contempo quasi sempre custodi di uno straordinario patrimonio di arte, cultura, prodotti tipici, tradizioni, saperi”, come definita dagli stessi presentatori ed oltremodo esaltata dai media, le norme in essa contenute aiutino poco, se non affatto, i piccoli Comuni a raggiungere l’obbiettivo di assicurare la difesa del ricchissimo tessuto di comunità locali che è oggi componente essenziale di molte politiche, da quelle di tutela ambientale, a quelle per la promozione dei beni


culturali, del paesaggio, delle tante produzioni di qualità che al territorio dei piccoli Comuni è collegato.
Vi sono, come ha ben detto Gianfilippo Mignogna, Sindaco di Biccari e componente del Direttivo Nazionale dell’ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni Italiani), “una serie di ragioni che portano a riflettere su quanto questa legge possa essere rivista, o meglio, riempita di contenuti”.
Se consideriamo, infatti, che le risorse messe a disposizione dei circa 5.600 piccoli Comuni ammontano complessivamente a 100 milioni di euro (10 milioni per il 2017 e 15 milioni annui fino al 2023), con una media complessiva per Comune pari a più o meno 17 mila euro, c’è ben poco da festeggiare o sperare in un futuro migliore per queste Comunità e, soprattutto, c’è ben poco da credere che con tali insignificanti risorse questi Comuni possano pensare seriamente di procedere, come indica la legge, al finanziamento d’investimenti diretti alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali, alla salvaguardia e alla riqualificazione urbana dei centri storici, alla messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e degli istituti scolastici, nonché alla promozione dello sviluppo economico e sociale e all’insediamento di nuove attività produttive.
Con una buona dose di ottimismo, nella sola logica del “bicchiere mezzo pieno”, ritengo che questa legge, pur non abbastanza soddisfacente, già che si parli di misure in favore di piccoli Comuni, fa ben sperare in una riconsiderazione del loro ruolo e della necessità di continuare a mantenere in vita le singole identità.


2. La proposta di legge non appena è stata inviata alla Camera è stata approvata dopo due giorni. Cosa c’è di buono? Ora tocca al Senato. Suggerisce dei miglioramenti?
Il fatto che sia stata approvata dalla Camera in così breve termine conferma, ove ce ne fosse bisogno, che è intendimento comune assegnare alla stessa una corsia preferenziale. Per quanto mi riguarda, per le valutazioni che ho fatto, ritengo che ciò sia dovuto non tanto alla bontà dei contenuti che, come ho innanzi espresso, sembrano poco soddisfacenti, quanto a due ragioni precise: la prima è che questa legge, più volte presentata dall’On. Realacci nelle passate legislature, ha avuto sempre un iter travagliato e non è mai riuscita a giungere alla sua approvazione da parte del Parlamento, da qui la necessità di darle la giusta accelerazione; lseconda, almeno credo, che ad accompagnarla e sostenerla vi sia anche l’on. Terzoni del Movimento 5 stelle. Essendo una legge perlopiù di principi, con pochissime risorse assegnate rispetto alla quantità di interventi potenzialmente realizzabili, non escluderei di inserire delle norme in materia di ordinamento e bilancio nei piccoli Comuni e di servizi pubblici (es. deroghe per il mantenimento degli istituti scolastici, dei servizi sanitari essenziali, norme a garanzia del diritto allo studio, ecc.)

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3. Le Amministrazioni Comunali saranno capaci di approfittare dei provvedimenti di questa legge o crede che debbano essere supportate nella progettazione? Non credo che ci vogliano grandi esperti per immaginare di spendere, in una delle tante direzioni individuate dalla legge, una somma che, se tutto va bene, si aggirerebbe mediamente intorno ai 2.500 euro annui. Credo, però, che ogni singolo Comune, a prescindere dalla quantità di risorse assegnate,


debba necessariamente dotarsi di una adeguata e mirata progettualità, di un “parco progetti” che va nella direzione non solo e non tanto di questa legge, ma che tenga conto delle innumerevoli norme a cui poter fare ricorso per creare le condizioni di sviluppo per le proprie comunità. Credo, altresì, che sia giunto il momento di cominciare a ragionare, non più come singola comunità, ma come sistema. In questa logica, mi pare ineludibile il ricorso ad esperti e specialisti che abbiano, però, piena conoscenza delle dinamiche territoriali.


4. Il 2017 il Ministero della Cultura ha indetto l’anno dei Borghi. Sarà l’anno della rinascita dei piccoli Comuni dopo che per anni si è discusso di sopprimerli?
In un periodo che ha visto il dilagare di proposte di accorpamento e di fusioni sia di singoli parlamentari che di alcune regioni (es. Toscana), prendere atto che per il Ministero della Cultura il 2017 sarà l’anno dei Borghi, lascia ben sperare che vi sia una inversione di tendenza da parte del governo centrale nei confronti delle piccole Comunità, e che, contrariamente a quanto si è visto fino ad ora, ci si è forse convinti, come io spero ed auspico, che “i piccoli Comuni devono continuare ad esistere”.

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